Adunata degli Alpini, il post della Rete di donne per la politica: «Portate un fischietto contro molestie e cat calling»

«Ci teniamo in particolare a non dire che sono gli alpini i mostri, ma che in questi raduni accadono cose spiacevoli e che strumenti come il fischietto, che costano niente, possono essere un deterrente nonviolento»

A pochi giorni dalla novantasettesima Adunata nazionale degli Alpini, in programma a Genova dall’8 al 10 maggio, arriva la presa di posizione della Rete di donne per la politica, che sui propri canali social ha pubblicato un post rivolto in particolare alle donne e alle persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersessuali, asessuali e alle altre identità della comunità. Il titolo scelto è “Adda passà ’a adunata!”, accompagnato da tre indicazioni pratiche per affrontare giornate che, secondo il gruppo, potrebbero portare disagi, molestie e cat calling.

Il messaggio parte da un chiarimento politico e comunicativo: l’obiettivo, viene spiegato, non è criminalizzare gli alpini nel loro insieme né descriverli come “mostri”, ma richiamare l’attenzione su quanto può accadere durante grandi raduni prevalentemente maschili, in cui episodi di comportamento molesto o intimidatorio rischiano di essere minimizzati come goliardia. Da qui l’invito a dotarsi di un fischietto, indicato come strumento semplice, economico e nonviolento per reagire sul momento, attirare l’attenzione delle persone vicine e creare un deterrente immediato.
Il post suggerisce anche alcuni riferimenti per chi dovesse subire comportamenti inappropriati, molestie o violenze e sentisse la necessità di supporto. La Rete di donne per la politica indica i Centri antiviolenza Mascherona, raggiungibili anche attraverso l’app gratuita Mascherona disponibile sugli store digitali, e il centro “Per non subire violenza” al numero 3939712414. Per la raccolta delle segnalazioni di molestie viene inoltre indicato un modulo anonimo, attivo dal 7 maggio, pensato per monitorare le testimonianze e dare ascolto a esperienze che, secondo le promotrici, vengono troppo spesso sottovalutate.
La presa di posizione non si limita però al piano della prevenzione individuale. Nel post, l’Adunata viene definita “non neutra” e inserita in una riflessione più ampia sul militarismo, sulla presenza dell’esercito nella società, sul linguaggio bellico e sull’aumento delle spese militari, ritenuto in contrasto con le necessità di welfare e servizi. La Rete di donne per la politica contesta la narrazione esclusivamente simpatica e solidale dell’evento, legata all’immagine degli alpini impegnati nelle emergenze e nelle calamità, sostenendo che dietro quella rappresentazione esista anche una cultura fondata su forza, gerarchia, machismo e fascino della divisa.
Uno dei passaggi più critici riguarda l’impatto concreto dell’Adunata sulla città. Il post cita le zone soggette a restrizioni, l’elevato numero di presenze atteso e la chiusura delle scuole, chiedendosi chi dovrà farsi carico dei disagi organizzativi e familiari. La preoccupazione espressa riguarda soprattutto donne, ragazze, persone trans e non binarie, che secondo le promotrici potrebbero vivere giornate di maggiore apprensione, anche per la possibilità che atteggiamenti molesti vengano amplificati dal clima di massa e di goliardia.
Il messaggio si chiude con un appello alla responsabilità collettiva: «Se sentiamo fischiare, andiamo a vedere, prestiamo ascolto». L’invito è quindi non lasciare sole le persone che segnalano una situazione di disagio o pericolo e trasformare la presenza nello spazio pubblico in una forma di attenzione reciproca. Il post completo è consultabile sulle pagine social della Rete di donne per la politica: https://www.facebook.com/share/p/1Gh4zQBivs/ e https://www.instagram.com/p/DX4ffMMCOuu/?igsh=MXZubGRkdjRtMDk1.


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